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© IL CALZOLAIO SCALZO
Per la collana La storia orale, memorie da registrare
BERZANO
FRAMMENTI DI STORIE
documentario su Berzano di San Pietro
realizzato da
Laura Pegoraro
con la collaborazione di Nicoletta Calapà
prodotto da Il Calzolaio Scalzo
musiche di
Piero Mortara
montaggio di
Ettore Pollini
regia di Luisio Luciano Badolisani
si ringrazia:
Il Comune di Berzano di San Pietro
gli intervistati
Sergio Teja (Sindaco)
Augusto Bertolina
Carlo Conrado
Gino Conrado
Renata Conrado
Ugolina Conrado
Renato Fornasero
Irmina Longo
Berzano, frammenti di storie, è il secondo documentario di storia orale sulla tipicità dei luoghi e della gente dell’Alto Astigiano, che l’Associazione Il Calzolaio Scalzo ha realizzato nel 2006. Il primo lavoro audiovisivo di documentazione è stato Raccontar tra le vigne, presentato alla fine del 2005 a Vezzolano - Albugnano nell’ambito della manifestazione Vinovagando…passeggiar tra colli e parole, documentario che raccoglie preziose testimonianze di contadini, ex vendemmiatrici (le vëndumiòre) e viticoltori dell’Alto Astigiano, che raccontano delle loro esperienze e storie familiari.
L’Associazione ha tra i suoi obiettivi la produzione e diffusione di documentari, materiali audiovisivi e pubblicazioni che, attraverso le testimonianze orali, raccontino il vissuto di quanti hanno dedicato e/o dedicano la loro vita alla produzione, diffusione e conservazione delle particolarità significative che caratterizzano attraverso l’arte culinaria, i mestieri e le professioni, il patrimonio artistico-culturale, i beni ambientali di un territorio, che salvaguardando la propria identità può con maggior orgoglio e libertà confrontarsi con il resto del mondo in una società sempre più globale. Le differenze servono ad aiutare le affinità naturali o elettive che come scriveva Wolfgang Goethe parlando di due sostanze diverse “…benché siano opposti, o forse appunto per questa opposizione, si attirano nel modo più pronunciato e si mescolano, si modificano e formano insieme un nuovo corpo.”.
Il lavoro documentaristico intrapreso da Laura Pegoraro, studiosa di storia orale, da Nicoletta Calapà, storica delle fonti e da Luisio Luciano Badolisani, regista e autore, è teso a rendere protagonisti i volti umani e paesaggistici dell’Alto Astigiano: un luogo ondulante di colline, vigneti e boschi a metà strada tra Torino e Asti, caratterizzato demograficamente da nuclei di piccoli paesi, ma geograficamente e storicamente grandi, perché andando a conoscerli a fondo ci si rende conto che nonostante in apparenza siano facilmente scopribili, in realtà sono fonti di inesorabili rilevamenti di preziose perle di saggezza, sapori, mestieri e di bellezze assolutamente ancora da scoprire e far apprezzare.
Berzano di San Pietro è uno dei tredici Comuni facente parte della Comunità Collinare Alto Astigiano, arroccato nell’ultima propaggine del territorio a confine con la valle del chivassese, raggiungibile da Castelnuovo don Bosco percorrendo la strada per Chivasso, è un paese di circa 400 anime, durante le riprese del documentario governate dall’Amministrazione capeggiata dal Sindaco Sergio Teja. Un territorio prevalentemente boschivo, perché più degli altri i suoi campi hanno subito negli anni del boom industriale l’abbandono: un tempo c’era la vigna e la coltivazione dei piselli. C’erano attività commerciali e artigianali: la latteria che faceva anche i gelati, il macellaio, botteghe alimentari, un sarto che faceva anche il barbiere, un meccanico tutto fare che faceva da taxista e il distributore di carburanti. L’emigrazione verso Torino e Chivasso hanno determinato nel tempo la chiusura di queste attività, sono sopravvissute solamente i due ristoranti Conrado e i Sette Colli. Quando ancora non c’era la televisione c’era un teatro, quello parrocchiale, dove grazie la maestra Savio e il parroco di allora Arduino si allestivano dei veri e propri spettacoli di operette che facevano delle tournee negli altri paesi con diverse repliche.
Berzano è stata tra i primi a organizzarsi con una Pro Loco attiva capace di allestire dei bellissimi carri allegorici che riscuotevano premi anche nelle grandi città. Ha capito quando ancora non si parlava di turismo gastronomico, l’importanza di valorizzare i prodotti enogastronomici locali, la sua Pro Loco fu tra le prime a proporre feste dove era possibile fare delle degustazioni, non per niente il suo ristorante storico Conrado è sopravvissuto a tre generazioni di clienti, proponendo una cucina di tradizione, piemontese e casareggia.
Sensazioni e immagini rivissute attraverso i ricordi di Augusto Bertolino (82 anni), Carlo Conrado (68 anni), Renata Conrado (64 anni), Ugolina Conrado (92 anni), Renato Fornasero (82 anni), Irmina Longo (81 anni).
Un paese che ha pagato duramente e più degli altri nella zona la sua lotta al nazi-fascismo, la tragedia della cascina della Baudina, all’alba del 13 marzo 1945 (notare - un mese prima della liberazione) un gruppo di nazi-fascisti provenienti da Chivasso misero a fuoco e fiamme questa bellissima cascina immersa nei boschi nella valle verso Casalborgone, uccidendo nove persone tra cui quattro partigiani e cinque civili, tra questi un ragazzo di 17 anni. Quella carneficina la rivive Gino Conrado (69 anni) che all’epoca dei fatti aveva solo otto anni, la sua tenera età non gli risparmiò la bruta violenza di vedere il padre Emilio, di soli 27 anni, ucciso barbaramente davanti a suoi teneri occhi di bimbo nella corte di casa con lui affianco.
Il futuro e un possibile sviluppo economico e sociale del paese secondo il Sindaco Teja stanno nel promuovere e organizzare attività artistico, culturali ed enogastronomici che aiutino a portare un turismo attento, sensibile, che sappia cogliere le sfumature incantevoli di alcuni angoli di straordinaria bellezza storico-ambientali. Come non farsi catturare da San Pietro e il suo belvedere, sorge a circa 700 metri dall’abitato in sommità alla collina più alta. Dalla parrocchiale dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo che offre un altro balcone che si affaccia sul paese, oppure come trascurare il fascino discreto delle chiesette di San Rocco all’interno del cimitero o di San Giovanni immersa nella sua solitudine in una collina appartata nei boschi, con l’abside romanica che rievoca memorie di altre umane emozioni. Ma la sfida più grande che Teja ha messo in campo e la realizzazione di una centrale elettrica naturale, che non inquina ne deturpa il paesaggio, ma che darà oltre che energia a basso costo opportunità occupazionali per una sessantina di giovani. Una centrale che brucia la legna dei boschi incolti, oggi una risorsa naturale di cui Berzano gode abbondantemente, produrrà energia elettrica, acqua calda per i termosifoni, biogas (altra energia da sfruttare) e perfino concime con cui alimentare coltivazioni di frutti di bosco. Un progetto rivoluzionario da 2 milioni di euro che aiuterà a rendere il paesaggio berzanese ancora più bello, con boschi puliti, percorribili, con possibilità di soste per le merende, perché nel silenzio interrotto dal canto degli uccelli e del fruscio dei rami degli alberi, il visitatore possa dimenticare il frastuono di una vita accelerata e altamente inquinata della città.
Per avere maggiori informazioni e dettagli sul documentario
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