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Raccontar tra le vigne…
Documentario
di Luara Pegoraro
realizzato con la collaborazione di Nicoletta Calapà
regia di Luisio Luciano Badolisani
musiche di
Roberto Balocco
e Piero Mortara
montaggio di Ettore Pollini
Laura Pegoraro, studiosa di storia orale, regia di Luisio Luciano Badolisani, realizzato con la collaborazione della storica Nicoletta Calapà. Musiche di Roberto Balocco e Piero Mortara, montaggio di Ettore Pollini. Prodotto da Il Calzolaio Scalzo.
Realizzato durante la vendemmia 2005, il documentario raccoglie preziose testimonianze di contadini, ex vendemmiatrici e viticoltori locali, che raccontano delle loro esperienze e storie familiari. Il racconto mette in evidenza il lavoro femminile delle vëndumiòre , ragazze adolescenti provenienti dalla montagna e da altre aree agricole (San Sebastiano Po, Casalborgone le più vicine), che nel periodo della vendemmia si trasferivano a fare la stagione nelle zone vitivinicole astigiane per quindici, venti giorni, ospiti delle varie cascine. Un fenomeno che si è protratto sino alla metà degli anni sessanta, che ricorda in qualche modo quello delle mondine, sicuramente meno trattato e conosciuto, ma altrettanto significativo dal punto di vista socioeconomico e umano.
Altro aspetto che emerge dalle interviste è il fenomeno legato all'immigrazione dei veneti in Piemonte durante gli anni '50. Arrivati in un momento di spopolamento delle campagne, favorito da un forte sviluppo industriale che richiedeva manodopera in città, gli immigrati lavorando a mezzadria o come garzoni nelle attività agricole, contribuirono a garantire le produzioni agricole. Interessante il confronto dei differenti modi della potatura della vite e di altre attività nel campo della viticoltura.
Il documentario inoltre aiuta a conoscere e capire le varie tecniche usate nel passato, messe a confronto con quelle attuali nelle varie realtà, per esempio: il lavoro di raccolta e di trasformazione dell’uva in vino presso una struttura cooperativa come quella di una Cantina Sociale, in un’azienda privata a conduzione familiare e in famiglia per il proprio fabbisogno personale.
Nel documentario non mancano le preoccupazioni da parte dei viticoltori per la nuova malattia, la flavescenza dorata, che sta devastando le viti. Si riflette sui cambiamenti dei gusti dei consumatori, sempre più raffinati e alla ricerca di nuovi sapori: si acquista di meno, ma si spende di più per una maggiore qualità. Viene messo a confronto il differente approccio culturale, umano ed economico nei confronti del vino, dettato dai cambiamenti della società, che in quarant’anni ha visto il passaggio da un mondo agricolo “arretrato” privo di risorse tecnologiche, allo sviluppo di un agricoltura modernizzata. Commoventi sono i passaggi in cui si ricorda come si dava il verderame a mano, gli spostamenti fatti a piedi nel fango con l’uva in spalle (i primi trattori si sono diffusi dopo la metà degli anni sessanta), la pericolosità e le perdita di alcune vite umane avvenute durante la pulizia delle botti, fatta ancora manualmente calandosi all’interno.
Tra testimonianze, ricordi, analisi e commenti il documentario dialoga con il territorio, che viene colto in tutta la sua bellezza: immagini panoramiche lo descrivono nella sua varietà di forme; colline sinuose che ondulano nel cielo, in tramonti che mettono in evidenza le cromature di una delle stagioni più significative per l’economia della provincia astigiana: l’autunno appunto, la stagione della raccolta dell’uva.
Gli intervistati, gente dell’ Alto Astigiano, ringraziano gli autori per averli aiutati a ricordare e a far ricordare le memorie del loro vissuto e del loro sapere, legati in questo caso alla coltivazione della vite. Un’altra storia, non quella ufficiale dei grandi eventi, ma quella ufficiosa, che appartiene a tutti, incisa dal tempo nelle ristrette mura degli affetti familiari.
Per avere maggiori informazioni e dettagli sul documentario
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info@ilcalzolaioscalzo.it